Domaine Buisson-Charles. Si tratta di una piccola realtà di Meursault, sorta negli anni ’60, dall’unione delle proprietà delle famiglie Buisson e Charles, gestita inizialmente da Michel Buisson. Michel era persona di grande piglio e personalità, che ha iniziato a lavorare in vigna negli anni ‘50. L’impronta dei vini di Michel ha puntato, da subito, su Meursault classici e rigorosi, dotati di attitudini importanti di affinamento. Le redini del domaine dal 2001 sono in mano alla figlia Catherine ed al genero Patrick Essa (stimatissimo degustatore ed assai apprezzato, nel settore enoico, anche per le sue spiccate doti giornalistiche, in tutta la Cote d’Or), nonchè, più recentemente, dal figlio Jean Louis. Patrick, persona gentile, amante delle belle auto sportive, e dal raffinato sapere, ha determinato una avvincente progressione nello stile aziendale senza rinunciare al dna originario del domaine. Grazie alle sue grandi capacità e talento, i vini hanno guadagnato in blasone nell’agguerrito panorama dei bianchisti di Meursault, concentrazione materica e definizione aromatica, ma anche levità e, soprattutto, determinandone una purezza cristallina, che evidenzia il carattere territoriale come pochi altri. Il domaine prevalentemente gestisce un parco vitato in proprietà, oltre ad una recente attività di negoce, con acquisto di uve da fidati fornitori, perfettamente allineati al credo aziendale: da Volnay, Pommard, Chassagne‑Montrachet, a Puligny‑Montrachet con il 1er Cru Le Cailleret. il più recente vino è il Corton Charlemagne (uve acquistate da una famiglia storica, da 40 are di una zona parcellare prestigiosa di questo cru, situata appena sotto la croce, nella parte storica situata ad Aloxe-Corton; la prima raccolta uve è stata quella del millesimo 2025); nel '25 il domaine afferma che vinificherà anche un pò di "Corton blanc" nel meraviglioso piccolo Clos des Chaumes che si trova appena sotto e Corton rouge En Charlemagne, Perrieres e Renardes. L'estensione dei vigneti in proprietà del domaine si estende per circa 6 ettari e vanta età degli impianti più vecchi di oltre 90 anni mentre l'età media delle vigne oscilla intorno ai 60 anni. La conduzione agronomica prevede la pratica sistematica dell'agricoltura organica, in regime bio dal 2015, senza uso di diserbanti, in cui i suoli non hanno mai sostenuto la presenza di erbicidi; i suoli sono regolarmente lavorati (arature, ma in misura controllata), per garantire aerazione, vita microbica, e miglior drenaggio, ma con attenzione a non interferire con la natura di ciascun terroir. La pratica biodinamica non è perseguita perchè l'azienda ritiene di potersi avvalere, con massima flessibilità, di alcune pratiche che la riguardano a seconda del millesimo, senza vincoli di osservazione rigorosa ad una certificazione. Altro punto cardine è la riduzione dei rendimenti: il domaine mira a produzioni più modeste rispetto ai limiti legali, per aumentare la qualità delle uve, la concentrazione e l’equilibrio naturale del frutto; i rendimenti medi sono intorno a 42 hl/ha in certi vini, ma si parte dai 50 degli aligotè a quelli  ben più bassi degli chardonnay, cioè sino a 30 hl/ha. Lo stile agronomico aziendale si può riassumere perfettamente cosi: utilizzo di pratiche ancestrali e semplici, utilizzo di viti d'alta qualità, alte densità d’impianto, basse rese, coltivazione biologica non certificata, concimazioni mirate e dosate, rese per pianta di 6-7 grappoli, tempismo ideale per la raccolta alla perfetta maturità, selezione direttamente in vigna, pressatura con grappoli interi, lavorazione per gravità, nessun additivo e nessuna correzione in zucchero o acidità. Per quanto concerne lo stile di vinificazione, viene praticata una pre-fermentazione a freddo dai cinque agli otto giorni, poi seguitano fermentazioni spontanee, attivate con lieviti indigeni, per tre al massimo quattro settimane; per i pinot noir vengono sovente utilizzate percentuali di raspo, ma tutto dipende dal grado di maturità delle uve, ovviamente dei raspi, quindi dal millesimo ed altri micro fattori. Le temperature di fermentazione non vengono mai controllate sui vini bianchi, mentre spazia tra i venti ed i trenta gradi per i vini rossi; follature e rimontaggi sono praticati, a seconda della natura del millesimo, sempre con massima flessibilità, con molta attenzione e parsimoniala. I battonage sui vini bianchi è variabile in relazione al millesimo (es: no sui 2023, si su tutti i 2024). Il solfitaggio è dosato su sessanta milligrammi per i vini rossi e tra gli ottanta e cento milligrammi per i vini bianchi. La percentuale di legno nuovo utilizzato in affinamento è del dieci per cento sui bianchi e fino al venti per cento sui vini rossi e l’imbottigliamento avviene dopo diciotto mesi di affinamento in barrique da 228 litri; dopo gli elévage i vini rossi sostano in acciaio un mese e sei i bianchi prima degli imbottigiamenti. Infine, non viene praticata alcuna correzione di acidità o chaptalisation, nè collage e nè filtrazioni prima della mise en bouteille.



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